demoni - frammenti

DEMONI - FRAMMENTI sono brevi performance per uno o pochi spettatori ambientate in luoghi non teatrali. Dense, irriducibili, dirette, intime, portano lo spettatore al cuore di un avvenimento. In pochi minuti si dissolvono le linee di confine (attore/personaggio, spettatore/personaggio, realtà/finzione) per permettere allo spettatore di vivere, in un presente sospeso, un incontro capace di lasciare il segno.

Sospendete la vostra incredulità, mettete in stand-by il mondo intero ed entrate. I frammenti sono echi nostalgici di un romanzo finito da tempo. Pezzi di una storia tradita lo stretto necessario. Momenti "in cui a un tratto, come nel fuoco di una lente, si concentra tutta l'essenza della vita: tutto il passato, tutto il presente e, magari, tutto l'avvenire".

La sfida è superare la propria menzogna, arrivare al cuore, afferrare e mostrare qualcosa di sfuggente ma vivo. Il fuoco è sui personaggi, schiacciati per metà sotto il peso di un'idea, continuamente divorati da un demone. Dostoevskij è la guida.

"Risvegliandoci dai suoi libri sentiamo che egli ha appena toccato qualche punto segreto che appartiene alla nostra vera vita" (André Gide).

lost generation

di e con Alessandra Crocco e Alessandro Miele

luci Angelo Piccinni

assistente Giovanni De Monte

grafica Marco Smacchia

produzione Progetto Demoni

in collaborazione con Kilowatt Festival

La drammaturgia si nutre della biografia e del mondo poetico dello scrittore americano Francis Scott Fitzgerald e di sua moglie Zelda, protagonisti di successo della "lost generation" degli anni '20. Insieme passano da una festa all'altra nel clima di spensieratezza dell'età del jazz fino alla grande crisi del '29 che coincide con l'inizio della schizofrenia di Zelda, la depressione di Scott e la crisi del loro matrimonio. Alla fine lui muore di cuore a 44 anni, lei nell'incendio dell'ospedale in cui era ricoverata.

Li rievochiamo in scena come due presenze evanescenti per raccontare la storia di un fallimento. L'età dell'oro è lontana, forse non è mai esistita, è solo un'invenzione. Come noi trentenni di oggi, Scott e Zelda hanno vissuto il benessere di un'epoca incosciente e si sono ritrovati adulti tra le macerie di una crisi.
Resta la disillusione, il vuoto e lo sforzo disperato per rialzarsi.

"Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato"

(Francis Scott Fitzgerald)

fine di un romanzo

Di Alessandra Crocco e Alessandro Miele

Con Alessandra Crocco, Giovanni De Monte, Rita Felicetti, Alessandro Miele, Maria Rosaria Ponzetta.

Luci Angelo Piccinni

Suoni Daniela Diurisi

In coproduzione con Fondazione Campania dei Festival. Con il sostegno di Cantieri Teatrali Koreja, Kilowatt Festival e Masseria Protocaos.

FINE DI UN ROMANZO è quel che resta de "I demoni" di Dostoevskij. Il romanzo è andato in frantumi. Solo alcuni momenti continuano a risuonare. Sono universali perché umani, ci parlano perché ci riguardano. Rivelano gli eterni inciampi e i nodi irrisolti del vivere. Raccontano un mondo in cui i mediocri sguazzano nel fango e i puri soccombono. "Guardatele arrampicarsi, queste agili scimmie! Si arrampicano una sull'altra e così una trascina l'altra nel fango e nell'abisso. Vogliono arrivare tutte al trono: è la loro follia. Come se sul trono fosse assisa la felicità! Spesso sul trono è assiso il fango. Anzi, spesso anche il trono sta sul fango". (Nietzsche)

In scena cinque figure impantanate nel fango. Sono vite finite ormai da tempo ma condannate a ripetersi fino all'esaurimento. Procedono per salti inseguendo ricordi che si fanno sempre più confusi, folli e grotteschi. Alcune di loro, ultima eco di un mondo mitico, tornano a brillare solo a tratti e riescono a sussurrare appena qualche parola. Altre invece continuano ad affaccendarsi in un fantomatico progetto politico che ha come unico obiettivo la distruzione. La furia nichilista di questi demonietti non accenna ad esaurirsi, anzi si adatta a ogni epoca prendendo a prestito canzonette e balli per fare nuovi proseliti. Siamo alla fine di una civiltà fatta di vuoto, frivolezza, menzogna, apparenza, mancanza di radici. "Non c'è nemmeno nulla che possa crollare... Da noi non cadranno pietre ma tutto si scioglierà in fango".
(Dostoevksij, "I demoni")

Andrea Porcheddu

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Un ultimo piccolo, incoraggiante segnale da Lecce: Demoni-Frammenti, che Alessandro Miele e Alessandra Crocco hanno elaborato dall'opera di Dostoevskij, estrapolandone piccoli tasselli, per uno spettatore alla volta. Frammenti minimi, diretti, intimi, immediati...

Blog "L'onesto Jago – Linkiesta"
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Un ultimo piccolo, incoraggiante segnale da Lecce: Demoni-Frammenti, che Alessandro Miele e Alessandra Crocco hanno elaborato dall'opera di Dostoevskij, estrapolandone piccoli tasselli, per uno spettatore alla volta. Frammenti minimi, diretti, intimi, immediati. Ho visto solo il primo di questi, Marija, nella bellissima cornice di Palazzo Tamborrino-Cezzi. Una stanza illuminata dalla luce fioca di una candela: lei, seduta, aspetta, poi ti parla, guardandoti senza vederti. È un incontro, è un ritorno, è un abisso: in un istante precipiti nella situazione, fatta di colpa, mancanza, delusione. Poi lei ti guarda: e basta uno sguardo come quello, struggente, per dirsi addio.

Rodolfo Sacchettini

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Gli interni dei palazzi storici, spesso sconosciuti o inaccessibili, presentano sorprese meravigliose, soprattutto quando si respira l'aria del tempo e sembra, attraversando una porta, di entrare nei secoli passati. Le ampie scalinate del Palazzo Candiotti a Foligno e del Palazzo Ginnasi Ghetti a Faenza rendono l'entrata e l'uscita come un'ascesa o uno sprofondamento interiori...

Altre Velocità
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Gli interni dei palazzi storici, spesso sconosciuti o inaccessibili, presentano sorprese meravigliose, soprattutto quando si respira l'aria del tempo e sembra, attraversando una porta, di entrare nei secoli passati. Le ampie scalinate del Palazzo Candiotti a Foligno e del Palazzo Ginnasi Ghetti a Faenza rendono l'entrata e l'uscita come un'ascesa o uno sprofondamento interiori. Poi ci sono le parole e i personaggi di Dostoevskij, talmente distillati da suonare semplici e da far vibrare archetipi letterari legati all'abbandono, al tradimento all'amore. Poi c'è un'attrice molto brava, e accade così di essere trapassati da uno sguardo e allo stesso tempo di poter osservare per pochi interminabili minuti le sfumature di un'anima, come accade nelle pagine dei grandi romanzi russi. E infine ci siamo noi (tu, io…), il pubblico, in entrambi i casi invitato a partecipare uno per volta, da soli, guardando e ascoltando non da spettatori, ma da personaggi; anche noi precipitati improvvisamente dentro la storia.

Tommaso Chimenti

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Dai Demoni di Dostoevskij, Alessandro Miele e Alessandra Crocco traggono tre cupi "Frammenti", spezzoni minimalisti, cinque minuti l'uno per uno spettatore alla volta. Un rituale bene assestato di attese fino a giungere nelle sale dove prima Marija, poi Liza e infine l'impantanato Stavrogin si confrontano con durezza e disillusione...

Il fatto quotidiano.
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Dai Demoni di Dostoevskij, Alessandro Miele e Alessandra Crocco traggono tre cupi "Frammenti", spezzoni minimalisti, cinque minuti l'uno per uno spettatore alla volta. Un rituale bene assestato di attese fino a giungere nelle sale dove prima Marija, poi Liza e infine l'impantanato Stavrogin si confrontano con durezza e disillusione. L'incontro vis a vis inquieta, solo la luce di una candela con la Crocco lugubre e orgogliosa, tenera e terribile, dolce e feroce, accogliente e cinica ora sensuale o materna tra tappeti e divani ottocenteschi, mentre nell'ultimo Miele balla nel fango dall'odore pungente di ammoniaca "Passenger" di Iggy Pop: "Sono il viaggiatore tra i bassifondi delle città".

Paola Teresa Grassi

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Un esserci inedito che mi riconcilia col teatro e i suoi tempi. Un teatro raffinato, che custodisce nell'anima i tempi della letteratura. In quei pochi minuti vivo infatti un tempo che trascende oltre misura il momento presente. Lei parla e poi mi parla. Sussurra un canto. Senza preavviso i suoi occhi incontrano i miei. L'incontro d'anime narra di un risentimento e di un allontanamento che è di entrambe...

Krapp's Last Post.
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(...) Un esserci inedito che mi riconcilia col teatro e i suoi tempi. Un teatro raffinato, che custodisce nell'anima i tempi della letteratura. In quei pochi minuti vivo infatti un tempo che trascende oltre misura il momento presente. Lei parla e poi mi parla. Sussurra un canto. Senza preavviso i suoi occhi incontrano i miei. L'incontro d'anime narra di un risentimento e di un allontanamento che è di entrambe (...) Esco da questo primo appuntamento felice e non vedo l'ora di incontrare Liza. Il rifiuto che definiva il primo frammento cede qui il posto alla sensualità, che però è anch'essa abbandonica, come nel riflesso di un abito nero nella coda di un pianoforte (…) La paralisi di sofferenza che definisce il corpo nel primo momento diviene lento approssimarsi nel secondo per esplodere in un frenetico movimento nell'ultimo di tre. Il terzo frammento interrompe l'incantesimo della connessione duale per aprirsi ad una più canonica platea. Entriamo in dieci nell'ormai familiare palazzo. E con il consueto 'esprit d'admiration' saliamo le ampie scale. In lontananza udiamo la voce di Iggy Pop. Ed entrando è Nikolaij che incontriamo. Indemoniato quasi, mentre rincorre il ritmo di "The Passenger".

Nicoletta Lupia

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In questo frammento, come nei successivi, si entra e si esce continuamente dalle funzioni classiche della fruizione: attorialità, spett-at(t)orialità, narrazione e dramma si confondono negli occhi-mondo di Marija, nella sua voce pacata e ferma, nella sua fissità eloquente. Le funzioni si tendono, come una corda sulla quale l'attrice cammina consapevole e noi andiamo a tentoni. Così, il testo di Dostoevskij – rimontato in una drammaturgia monologante e analitica – aggredisce e inquieta, senza mai traboccare in eccesso, misurato, crea contrappunti intimi, non superficiali, convince e, sfruttando la logica della serialità, incuriosisce.

Il tamburo di Kattrin
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(…) Quanto segue è un attraversamento dei corridoi, dalla bellezza straordinariamente decadente, del Palazzo Tamborino Cezzi dove gli attori hanno ambientato le azioni e le vite dei protagonisti del movimento tripartito. Frammento #1 / (lo sguardo di) Marija Una tensione palpabile tra lo spettatore e la sua guida. Uno sguardo furtivo al giardino interno. Qualche certezza e alcune intuizioni. Si sa che lo spettacolo sarà strutturato in un rapporto di uno-a-uno – "Non dovrai fare niente, solo sederti e ascoltare", spiega Alessandro Miele all'ingresso. Si sa che non durerà più di dieci minuti e che è parte di uno studio che proseguirà nei due giorni seguenti. Si intuisce, invece, una frontalità ravvicinata tra attore e spettatore, forse invasiva. "Prego", l'attore invita lo spettatore a entrare in una stanza, sedersi su un pouf e conoscere Marija. Per quanto si possa amare Dostoevskij e si possa aver ipotizzato quanto sta per accadere, il senso di estraneità è forte e confermato da un buio disorientante. La guida scompare, si intravede una luce sottile e si procede, orientati dal suono di un canto lontano. Appare Marija, un'assenza, più che una presenza. Ci riconosce, ci guarda, ci parla. È descrittiva, riflessiva. Gli occhi grandi sono velati di una dolcissima follia. Lo spettatore sostiene lo sguardo, lei non ha paura di nulla: non è a noi che parla o pensa, ma al suo Nikolaj. La distanza ravvicinata diventa la cornice impalpabile della sua vendetta tutta verbale, aggressiva ma proferita nell'impossibilità del compimento. Intanto, nella stanza buia, lo sguardo si abitua, gli occhi di lei si rivelano di un azzurro torbido e, dopo un mutamento repentino di inflessione, ci intimano di lasciarla. In questo frammento, come nei successivi, si entra e si esce continuamente dalle funzioni classiche della fruizione: attorialità, spett-at(t)orialità, narrazione e dramma si confondono negli occhi-mondo di Marija, nella sua voce pacata e ferma, nella sua fissità eloquente. Le funzioni si tendono, come una corda sulla quale l'attrice cammina consapevole e noi andiamo a tentoni. Così, il testo di Dostoevskij – rimontato in una drammaturgia monologante e analitica – aggredisce e inquieta, senza mai traboccare in eccesso, misurato, crea contrappunti intimi, non superficiali, convince e, sfruttando la logica della serialità, incuriosisce. Frammento #2 / (il passo di) Liza Liza è spavalda. Come Marija sfida lo sguardo e intimidisce, ma ha una sicurezza leggera e mascolina, provocatoria e sensuale. Il Palazzo che ci ospita è lo stesso del primo episodio, il percorso nei suoi corridoi è diverso, ma vede uno spettatore più avvertito, che sa quanto succederà e si muove spedito, consapevole e parte del gioco creato per lui. "Grazie per essere tornata", esordisce Alessandro Miele, alludendo a un'implicita complicità. La sera prima, in quegli stessi spazi, c'è stata una festa, ci racconta l'attore, e Liza ha passato la notte con Nikolaj. "Tu sei Nikolaj. Non dovrai fare altro che sederti e aspettare". L'azione dell'ascolto del primo movimento diventa ora un'azione di attesa che, per quanto ne sappiamo, potrebbe risolversi in un tempo silenzioso e solitario. La stanza è bellissima: una libreria, un pianoforte a coda, credenze a perimetrare gli angoli, due specchi, la porta di ingresso alle nostre spalle. Liza appare riflessa in uno specchio, insinuandosi nella coda dell'occhio distratto. Incede verso di noi e ci parla con il chiaro intento di non farci mai dimenticare chi siamo: ancora una volta, Nikolaj, il suo demone, colui che vorrebbe trascinarla in un posto tetro, nella passività di una vita indolente. Ma Liza è frivola e dà la percezione di volteggiarci intorno con le parole, pur rimanendo ferma, piedi nudi e sguardo vivo di ragazza. Di nuovo un addio che ha il sapore della rivalsa: l'attrice circumnaviga di 180 gradi la poltrona sulla quale siamo pietrificati ed esce, come un'ombra, come se niente fosse. Proviamo una discreta pena per il personaggio che siamo stati chiamati a interpretare, per questo mostro passivo e indifferente. I due attori sono abilissimi nel rendere una delle caratteristiche principali del protagonista dostoevskiano attraverso il coinvolgimento – reso passivo dall'ascolto prima e dall'attesa poi – dello spettatore. Nikolaj siamo noi, anche se siamo una donna, o viviamo nel XXI secolo. Anche quando vorremmo reagire. Frammento #3 / (l'odore di) Nicolai Nikolaj è un odore che intossica, un'acquaragia corrosiva. È sporco di terra, si dimena in una danza scomposta, faticosa, pesante. Affonda i piedi nella terra bagnata e, infine, parla, volutamente mono-tono e scandendo con lunghe pause il suo racconto, a marcare l'eleganza del male. Questa volta siamo in dieci, disposti in due file, definitivamente frontali, e assistiamo alla narrazione immobile e, sempre, come indifferente, dell'orrore compiuto su una giovane – sedotta e, infine, istigata al suicidio. Nikolaj ci fa partecipi di un passaggio esistenziale: la presa di coscienza di un nichilismo negativo, lo stesso che ha fatto di Marija e Liza delle vittime. Infine, il personaggio ci congeda, impositivo, come se, fino a quel momento, ci avesse deliberatamente permesso di spiare e ora fosse stanco anche di noi, oltre che di se stesso.

vittorio zollo

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Marija, Liza e Stavrogin sono vivi ma cercare di toccarli è impossibile, sono loro che toccano, pungono, attaccano e colpiscono. Nella decadenza di quest'epoca, il fango nel quale si muove Stavrogin è come sabbie mobili, metafora di una società che inesorabilmente, sta ingoiando ciò che resta di noi. Teatro vero quello proposto da Alessandra Crocco e Alessandro Miele con "Progetto Demoni – Frammenti". Un teatro che ci fa tremare nel silenzio, nel timore di quell'assenza di rumore, che spesso ci mette davanti ai nostri demoni. Esperienza unica, fioritura (forse la più bella e interessante) del componimento "Benevento Città Spettacolo".

Il vaglio
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"Frammento #1 Marija", interpretata da Alessandra Crocco, realizzato al club 900.Introdotti in limbo tra la realtà materiale e le pagine di Dostoevskij, l'invito è a dimenticare o quantomeno a lasciare fuori le angosce della propria realtà materiale e psichica per poter così scendere sottoterra, in cantina, dove ti aspetta lei, Marija, che con lo sguardo perso nell'immensità del buio, canticchia una melodia seduta su una sedia, con la luce timida di una candela che le illumina il viso. Poi si volta, "sei tornato" dice, e da quel momento l'ipnosi è totale, il rapimento è condiviso e l'abbandono è uno scambio reciproco. Lei, abbandonata da te, delusa e addolorata, tu abbandonato a lei, sorpreso e svuotato. 7 minuti per crollare divorato da un senso di colpa tanto irrazionale quanto reale, sconvolto dalla situazione e dalle sue parole, fino al momento finale,"Vattene… Vattene…" … Un addio segnato dai suoi occhi e dalle lacrime sulle sue guance. "Frammento #2 Liza", interpretata da Alessandra Crocco, realizzato a Palazzo Paolo V.L'incontro questa volta non avviene nel sottosuolo bensì in una delle sale ai piani alti del Palazzo. Lo spettatore, invitato a calarsi nei panni di Stavrogin (il protagonista dei Demoni di Dostoevskij) attraversa i corridoi ed entra all'interno di una stanza poco illuminata, si siede ed attende. Da una porta lasciata semiaperta entra Liza, è l'alba. La donna, dopo aver trascorso la notte con Stavrogin, cammina a passo lento e, con movimenti sinuosi e placidi, si arresta al centro della stanza. Parla di lei, di ciò che è appena accaduto. Appare serena ma è con rassegnazione che si confessa, vuole andare a Mosca. Tutto è ovattato e in pochi attimi crollano i confini tra reale e non vero. Quando Liza esce dalla stanza, nuovamente il senso di colpa, si presenta come conto da pagare. "Frammento #3 Stavrogin", interpretato da Alessandro Miele, realizzato anch'esso a Palazzo Paolo V, è l'atto finale. Questa volta gli spettatori non sono da soli ma divisi in gruppi da dieci e la durata dell'incontro aumenta da sette a dieci minuti.Dopo l'attesa in uno dei corridoi del palazzo, le note e la ritmica di "The Passenger", introducono in uno spazio reso claustrofobico da teli di plastica che ricoprono pareti e pavimento. In fondo alla sala un uomo, salta e si dimena a piedi nudi nel fango sversato come rifiuti su una metà del pavimento della stanza. E' Stavrogin. La musica si placa, lui si ferma e con affanno comincia a parlare. E' la confessione finale del protagonista del romanzo (si trova in appendice) e ti sconvolge totalmente. Stavrogin fissa ad uno ad uno gli spettatori, colpendoli con le sue parole, shockandoli con il suo racconto. I tre incontri non possono unirsi tra di loro, sono unici così come le storie dei personaggi. Marija, Liza e Stavrogin sono vivi ma cercare di toccarli è impossibile, sono loro che toccano, pungono, attaccano e colpiscono. Nella decadenza di quest'epoca, il fango nel quale si muove Stavrogin è come sabbie mobili, metafora di una società che inesorabilmente, sta ingoiando ciò che resta di noi. Teatro vero quello proposto da Alessandra Crocco e Alessandro Miele con "Progetto Demoni – Frammenti". Un teatro che ci fa tremare nel silenzio, nel timore di quell'assenza di rumore, che spesso ci mette davanti ai nostri demoni. Esperienza unica, fioritura (forse la più bella e interessante) del componimento "Benevento Città Spettacolo".

calendario

2017

28 - 29 - 30 aprile

Itinerario rosa - Comune di Lecce

Palazzo Tamborino Cezzi / Rosso Pompeiano

28 aprile dalle 15 alle 22 Frammento #1 - Marija
29 aprile dalle 15 alle 22 Frammento #2 - Liza
30 aprile dalle 19 alle 22 Frammento #3 - Stavrogin

Prenotazione obbligatoria al numero 329 8967998

5-6-7 maggio

Mutaverso Teatro - Salerno

5 maggio dalle 17 all'1
Casa Santangelo, via G. Da Procida 41, Frammento #1 - Marija

6 maggio dalle 17 all'1
Palazzo Conforti, via Tasso 56, Frammento #2 - Liza

7 maggio dalle 21 alle 24
Chiesa di Sant'Apollonia, via San Benedetto, Frammento #3 - Stavrogin

Prenotazione obbligatoria al numero 348 0741007

2016

Santarcangelo Festival internazionale del teatro in piazza

2015

Festival Benevento Città Spettacolo

Wam Festival Faenza – Complesso ex Salesiani e Palazzo Baldi Ghetti

Rassegna Re : act – Palazzo Candiotti e Spazio Zut!, Foligno

2014

Teatro dei Luoghi Fest, Koreja – Palazzo Tamborino Cezzi, Lecce

2013

Festival Segreti d'autore – Palazzo Materazzi, Serramezzana (SA)

Festival Ouverture – Palazzo del Belvedere, San Leucio (CE)

21 luglio ore 21

Festival Nessuno Resti Fuori

Matera, Terrazza di Palazzo Lanfranchi

26 giugno ore 22

Napoli Teatro Festival

Napoli, Palazzo Reale - Cortile delle carrozze

23 aprile ore 17

prova aperta al termine della residenza

Kilowatt tutto l'anno

Sansepolcro (AR) - Teatro alla Misericordia

30 gennaio 2016

Rassegna Strade Maestre - Cantieri Teatrali Koreja, Lecce

24 gennaio 2016

Prova aperta al termine della residenza Kilowatt Festival - Teatro alla Misericordia, Sansepolcro (AR)

25 e 26 giungo 2015

E45 Napoli Fringe Festival - Sala Assoli, Napoli

chi siamo

ALESSANDRA CROCCO e ALESSANDRO MIELE sono impegnati dal 2012 nel "Progetto Demoni" che si muove in due direzioni: "Frammenti" per pochi spettatori in luoghi non teatrali e "Fine di un romanzo", spettacolo che ha debuttato a E45 Napoli Fringe Festival 2015.

alessandra crocco

About Us

ALESSANDRA CROCCO è nata nel 1981 a Salerno dove ha iniziato la sua formazione teatrale con Claudio Di Palma e Ruggero Cappuccio. Dopo la Laurea in Lettere Moderne all'Università di Napoli, si è trasferita a Milano per frequentare la Scuola del Teatro Arsenale diretta da Kuniaki Ida e Marina Spreafico. Ha seguito seminari con diversi maestri tra cui Leo De Berardinis, Elena Bucci, Marco Martinelli, Marco Baliani, Claudio Morganti. Nel 2006 è autrice e attrice con la compagnia Fuori Quattro dello spettacolo Chiamiamo a testimoniare il barone di Munchausen, finalista al Premio Scenario Infanzia. Nel 2007 partecipa al Corso di Alta Formazione Progetto Interregionale Teatro, organizzato dai Cantieri Teatrali Koreja a Lecce che si conclude con lo spettacolo Lezioni d'amore – Studio per un Barbablù di Antonio Viganò. Nel 2009 è autrice e interprete di Non ti ho mai tradito, progetto finalista al "Premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti". Collabora con i Cantieri Teatrali Koreja come attrice negli spettacoli La parola padre di Gabriele Vacis, Giardini di Plastica, Alice e Il calapranzi (regia di Salvatore Tramacere) e Mangiadisk (regia di Enzo Toma).

alessandro miele

About Us

ALESSANDRO MIELE è nato a Pompei nel 1983. Dopo la scuola di mimo corporeo diretta da Michele Monetta, ha partecipato al corso di formazione Epidemie con il Teatro delle Albe e alla creazione dello spettacolo Salmagundi per la regia di Marco Martinelli (produzione: Ravenna Teatro, Emilia Romagna Teatro Fondazione). Ha seguito seminari diretti da Ermanna Montanari, Fiorenza Menni, Marco Martinelli, Marise Flach, Riccardo Caporossi, Roberto Latini, Roberto Bacci, Claudio Morganti. Nel 2005 è autore e interprete di Sono solo un uomo, testo vincitore del Concorso di Drammaturgia Sportiva indetto dal Festival SportOpera 2005. Nel 2006 è finalista con la compagnia Fuori Quattro al Premio Scenario Infanzia 2006 con lo spettacolo Chiamiamo a testimoniare il Barone di Munchausen. Ha fondato con Consuelo Battiston e Gianni Farina la compagnia Menoventi (Premio Rete Critica 2011, Premio Hystrio-Castel dei Mondi e Premio Lo Straniero 2012), realizzando come co-autore e attore gli spettacoli In festa, Invisibilmente (produzione: Menoventi – Emilia Romagna Teatro Fondazione), Postilla, Perdere la faccia, L'uomo della sabbia (produzione: Emilia Romagna Teatro Fondazione, Festival delle Colline Torinesi, Programma Cultura dell'Unione Europea nell'ambito del Progetto Prospero)

IL SIGNOR MOCKINPOTT

a cura di Alessandra Crocco e Alessandro Miele / Progetto Demoni

… 10 … 9…
Il punto di partenza di questo laboratorio sarà "Come il signor Mockinpott è liberato dal dolore" di Peter Weiss. L'opera racconta la storia di un povero malcapitato che finisce schiacciato da un'escalation di ingiustizie.

… 8 … 7 … 6 …
Vittima designata dalla società, Mockinpott, senza alcun motivo apparente, viene arrestato, licenziato, tradito e ridotto in miseria. Forse la sua unica colpa è non ribellarsi e tutte le disgrazie che dovrà patire gli serviranno per raggiungere questa rivelazione. Ma quanto durerà la sua tortura prima della tanto attesa illuminazione? Riuscirà a mettere fine alla glorificazione della prepotenza?

… 5 … 4 …
Smetterà di sbattere contro il muro delle ingiustizie e si armerà per abbatterlo?

… 3… 2…
Metteremo la storia del Signor Mockinpott a reazione con le improvvisazioni dei partecipanti al laboratorio e la caleremo nel "futuristico" contesto del dopo Matera 2019 per creare un nuovo testo, tradimento rispettoso dell'originale.

… 1 …
Immagineremo un Mockinpott materano, la notte del 31 dicembre 2019, in strada, pronto a chiudere in bellezza il magnifico anno trascorso. Non sa che, come nelle migliori favole, l'incanto non sopravviverà allo scoccare della mezzanotte e

"egli non potrà sfuggire
nemmeno a uno dei guai
che devono ancora venire"

… 0 !!!
Buon 2020, Signor Mockinpott!

laboratori

SPETTRI

Laboratorio teatrale promosso dall'associazione Protocaos
Galatone (LE), 22-24 luglio 2016
Per informazioni e iscrizioni protocaos@gmail.com
cell 3389583923

"A proposito. Voi ci credete ai fantasmi?
Vi ho chiesto: credete che i fantasmi esistono?
Si dice che i fantasmi non possono apparire altro che ai malati.
I fantasmi sono dei pezzetti,
dei frammenti di altri mondi,
la loro essenza.
Una persona sana non ha alcuna ragione per vederli.
Ma poi se si ammala un po',
se il normale ordine terreno del suo organismo si turba un po',
comincia subito a manifestarsi la possibilità di un altro mondo."
FEDOR M. DOSTOEVSKIJ,
"DELITTO E CASTIGO"

Questo laboratorio è aperto a tutti quelli che, pur di esplorare altri mondi, siano pronti ad ammalarsi e a scivolare fuori dal loro normale ordine quotidiano. Frammenti di grandi testi ci faranno da guida, trasportandoci in un altrove dove i fantasmi prendono corpo e voce. Sarà un restare sempre sul filo, tra tecnica e assenza di tecnica, presenza e assenza, qui e ora ma anche altrove e in un altro tempo. Riusciremo a comunicare le nostre "visioni e allucinazioni … a un'intera comunità, a un'intera adunanza culturale?" (NIETZSCHE).

TEATRO LAB 2016/2017

Corsi di teatro per adulti e bambini a Spongano

Ripartono per il terzo anno le attività di TEATRO LAB, un progetto a cura di Alessandra Crocco e Alessandro Miele in collaborazione con l'Associazione culturale JUMP IN, gestore del Laboratorio Urbano MADE a Spongano (LE). Sono previsti due corsi di teatro: "WHY NOT?" per adulti e "FACCIAMO FINTA CHE..." per bambini. Martedì 28 settembre 2016 presso l'Ex Mercato coperto di Spongano si terrà l'incontro di prova gratuito per presentare il percorso e iniziare a conoscersi. Appuntamento dalle 16 alle 18 per i bambini e dalle 19 alle 21 per gli adulti.

FACCIAMO FINTA CHE

Corsi di teatro per bambini e adulti a Spongano (LE)

Che cosa si fa al corso di teatro? Si corre, si salta, ci si stende per terra, si cammina a quattro zampe, si urla, si canta, si ride, si abbaia, ci si trasforma in una strega, in un re, in un supereroe. E' un grande gioco per liberare la fantasia, superare la paura, imparare a stare con gli altri. E' un'occasione di crescita che si concluderà con un piccolo spettacolo.

WHY NOT?

Corsi di teatro adulti a Spongano (LE)

C'è chi guarda alle cose come sono e si chiede: "perché?". Io penso a come potrebbero essere e mi chiedo: "perché no?". (ROBERT KENNEDY)

Il corso è rivolto a tutte le persone che abbiano voglia di riscoprire e condividere la propria immaginazione spostandosi dal territorio del conosciuto e del quotidiano. Si partirà dai principi base del teatro per poi addentrarsi in ambiti più specifici ed arrivare alla costruzione di uno spettacolo.